FAQ – Risposte alle domande più frequenti

In questa sezione è pubblicato l’elenco delle domande più frequenti poste all’Ente. Queste rappresentano per noi un mezzo per dare una risposta a quesiti di carattere generale e specifici, che interessano la cittadinanza, gli operatori economici, i turisti, e tutti coloro che vorranno consultarle. Le domande risposte (FAQ – Domande frequenti) sono ordinate per settore dell’Ente. Sono consultabili liberaremente.

Nel caso in cui non trovi risposte, mediante il modulo di richiesta posto in fondo alla pagina è possibile porre la domanda giusta e ti risponderemo subito!


EMERGENZE

A chi devo rivolgermi per segnalare situazioni di pericolo su pali della pubblica illuminazione?

Contattare la Ditta Lucania Energy S.r.l. quale gestore del servio di manutenzione degli impianti. Cell. 346 4998835

A chi devo rivolgermi per segnalare situazioni di pericolo su pali Telecom?

Contattare il NUMERO VERDE 800 31 54 29

A chi devo rivolgermi per segnalare situazioni di pericolo su pali Enel?

Contattare il NUMERO VERDE 800 41 50 42

A chi devo rivolgermi per un’emergenza tecnica o per la richiesta di pronto intervento a fronte di un problema relativo all’energia elettrica?

Contattare il NUMERO VERDE Segnalazione Guasti e Pronto Intervento 803.500

A chi devo rivolgermi per un’emergenza tecnica o per la richiesta di pronto intervento a fronte di un problema relativo all’acquedotto o alla fognatura?

Contattare il NUMERO VERDE Segnalazione Guasti e Pronto Intervento di Acquedotto Lucano 800 99 22 93.

Dal lunedì al venerdì 09:00 – 13:00 || 14:00 – 17:00 Si invita l’utenza a contattare il numero verde di assistenza clientela 800 99 22 92 per qualsiasi esigenza (voltura, nuovi allacci, rateizzazioni, contestazione fatture e revisione consumi fatturati). Qualora non sia possibile evadere la richiesta telefonicamente, gli operatori del Contact Center 800 99 22 92 potranno fissare, nonostante la chiusura degli sportelli, un appuntamento presso le sedi.

RACCOLTA DIFFERENZIATA

Dove posso reperire sacchetti e contenitori?

Per il ritiro dei sacchetti e dei contenitori chiamare il Numero verde 800 98 38 25

Maggiori dettagli qui

Cosa sono i sacchetti compostabili?

Sono sacchetti da utilizzare per mettere i rifiuti organici (umido domestico)

Cosa va nell’umido?

Nel cassonetto dell’umido domestico puoi buttare i rifiuti organici domestici. Questi alcuni esempi:

  • Scarti alimentari crudi o cotti di frutta e verdura
  • Gusci di molluschi
  • avanzi di cibo
  • fondi di caffè
  • filtri di altre bevande ad infusione
  • fazzoletti e tovaglioli di carta usati
  • semi, fiori recisi, resti e foglie di piante d’appartamento

Per maggiori informazioni sulla raccolta differenziata vai alla pagina dedicata.

Emergenza covid-19: come raccogliere i rifiuti domestici?

Dal primo aprile 2022 cambiano le regole rispetto a come vanno differenziati e smaltiti i rifiuti dei cittadini positivi al covid 19 continuando ad effettuare la differenziazione dei rifiuti.
I soggetti positivi al Covid infatti potranno continuare ad effettuare la differenziata secondo il consueto calendario e dovranno solo seguire alcuni accorgimenti per limitare il più possibile errori nella raccolta e nel conferimento dei rifiuti a salvaguardia della sicurezza in ambito domestico e della salute degli operatori ecologici addetti alla raccolta, secondo quanto indicato dall’Istituto Superiore di Sanità.

Intanto andrà usato un sacchetto apposito per fazzoletti,  mascherine, guanti, tamponi per test rapidi, e qualsiasi tipo di materiale che possa essere stato contaminato, lo stesso sacchetto va inserito in quello dei rifiuti indifferenziati ma la raccolta differenziata può proseguire.
Questa, in sintesi, l’indicazione sulla raccolta dei rifiuti domestici per chi è a casa colpito dal Covid.
E’ stato realizzata un’apposita info grafica sulle nuove regole da seguire e su come comportarsi per lo smaltimento differenziato dei rifiuti, sia se si è positivi e per quando non lo si è più scaricabile dal sito web del Comune.

Sinteticamente si precisa che:

  • occorre confezionare tutte le tipologie di rifiuti secondo le regole in modo da non danneggiare e/o contaminare esternamente i sacchi. Ogni qualvolta siano presenti oggetti taglienti, a punta o comunque in grado di provocare lacerazioni dell’involucro (oggetti o frammenti in vetro o metallo), si raccomanda di eseguirne il conferimento con particolare cura (es. avvolgendoli in carta o panni) per evitare di produrre lacerazioni dei sacchi con conseguente rischio di fuoriuscita del loro contenuto. Per tutte le frazioni dovranno essere utilizzati ALMENO 2 SACCHETTI uno dentro l’altro (della stessa tipologia prevista per la frazione raccolta);
  • diversamente, fazzoletti di carta, carta in rotoli, mascherine e guanti, tamponi per test per autodiagnosi Covid-19, ecc. dovranno essere inseriti in una busta separata e chiusa, prima di essere introdotti nel sacco dei rifiuti indifferenziati.
Si raccomanda in generale di:
1) chiudere adeguatamente i sacchi eventualmente utilizzando guanti monouso;
2) non schiacciare e comprimere i sacchi con le mani;
3) evitare l’accesso di animali da compagnia ai locali dove sono presenti sacchetti di rifiuti;
4) far smaltire il rifiuto dalla propria abitazione con le procedure in vigore sul territorio.
I guanti monouso utilizzati per l’operazione dovranno essere rimossi rovesciandoli (per evitare che vengano a contatto con la cute) ed essere eliminati nel successivo sacco di rifiuti indifferenziati .

SERVIZI CIMITERIALI

A chi devo rivolgermi per segnalare un malfunzionamento alla lampada votiva?

Le segnalazioni di guasti o disservizi, riguardanti l’illuminazione votiva devono essere segnalare alla Ditta Lucania Energy S.r.l. quale gestore del servio di manutenzione degli impianti. Cell. 346 4998835

Non è consentito agli utenti asportare o cambiare lampadine, modificare o manomettere l’impianto, eseguire attacchi abusivi, cedere e subaffittare la corrente e fare quanto altro possa, in qualunque modo, apportare variazioni all’impianto stesso.
Il Comune non assume responsabilità per eventuali interruzioni dipendenti dalla corrente elettrica, per guasti o danni causati da forza maggiore, per riparazioni alla rete, per violenti temporali, incendi ed in genere per il fatto di terzi.

E’ comunque compito dell’abbonato segnalare per tempo eventuali guasti.

Altre info qui

Come richiedere il servizio di illuminazione votiva?

Il contratto prevede l’attivazione di un punto luce per loculi, sepolcri e fosse. La richiesta va presentata al protocollo del Comune di Sarconi compilando il modello

Cosa fare in caso di decesso?

Quando si verifica un lutto in famiglia occorre denunciare il decesso all’Ufficiale di Stato Civile del Comune in cui è avvenuto il decesso: è possibile provvedervi direttamente o tramite l’impresa cui viene affidato il servizio funebre. Inoltre è necessario fare richiesta del loculo cimiteriale. Per scaricare il modello clicca qui

EDILIZIA PRIVATA

Consumi energetici nuovi edifici: dal 13 giugno 2022 obbligo copertura 60% da fonti rinnovabili

Con l’entrata in vigore il 15 dicembre 2021, del Decreto Legislativo n.199 dell’8 novembre 2021, che attua la Direttiva UE 11/12/2018, n. 2001 (detta RED II), vengono introdotte nuove disposizioni in materia di fonti rinnovabili e costruzioni nuove o soggette a ristrutturazioni rilevanti.

Con il Decreto viene incrementata al 60% (sale rispetto al precedente 50%) la copertura da fonti rinnovabili dei consumi energetici. Si tratta di una percentuale valida per gli edifici privati, il cui raggiungimento diventa obbligatorio dopo 180 giorni dalla data di entrata in vigore, ovvero dal 13 giugno 2022.

Per gli edifici pubblici la quota da soddisfare è pari al 65%.

Ciò significa che, a partire dal 13 giugno 2022, l’obbligo entrerà in vigore per tutti i titoli abilitativi presentati, pertanto entro giugno 2022 sono aggiornate le disposizioni regionali o comunali in attuazione delle novità normative.

Il D.Lgs. 199/2021 legifera in coerenza con gli obiettivi europei di decarbonizzazione del sistema energetico al 2030 e di completa decarbonizzazione al 2050. Al suo interno sono contenute disposizioni anche sulle procedure da attuare e i titoli abilitativi validi per l’installazione degli impianti negli edifici.

Cosa si intende per edificio sottoposto a ristrutturazione rilevante o edificio di nuova costruzione?

Le definizioni sono contenute nel D.Lgs 28 del 2011. Un edificio sottoposto a ristrutturazione rilevante rientra nelle seguenti categorie:

  1. edificio esistente avente superficie utile superiore a 1000 metri quadrati, soggetto a ristrutturazione integrale degli elementi edilizi costituenti l’involucro;
  2. edificio esistente soggetto a demolizione e ricostruzione anche in manutenzione straordinaria.

Per edificio di nuova costruzione si intende:

• edificio per il quale la richiesta del pertinente titolo edilizio, comunque denominato, sia stata presentata successivamente alla data di entrata in vigore del D.Lgs 28 del 2011.

A quali consumi si fa riferimento?

È all’art.26 del D.Lgs. 199/2021 che si parla di obbligo di utilizzo dell’energia rinnovabile per il miglioramento della prestazione energetica degli edifici.

L’obbligo di utilizzo di fonti rinnovabili, per gli edifici di nuova costruzione e ristrutturazioni rilevanti di edifici esistenti, almeno per il 60% (65% per gli edifici pubblici) riguarda la copertura dei consumi:

  • di calore,
  • di elettricità e
  • per il raffrescamento.

All’allegato III del D.Lgs. 199/2021 (Obblighi per i nuovi edifici, per gli edifici esistenti e per gli edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti) viene precisato che gli edifici in questione sono progettati e realizzati in modo da garantire, tramite il ricorso ad impianti alimentati da fonti rinnovabili, il contemporaneo rispetto della copertura del 60% dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria e del 60% della somma dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria, la climatizzazione invernale e la climatizzazione estiva.

Quali sono gli edifici esonerati dall’obbligo

Ci sono categorie esonerate dall’obbligo e sono:

  • edifici allacciati ad una rete di teleriscaldamento e/o teleraffrescamento, purché’ il teleriscaldamento copra l’intero fabbisogno di energia termica per il riscaldamento e/o il teleraffrescamento;
  • edifici destinati a soddisfare esigenze temporanee e comunque da rimuovere entro 24 mesi dalla data della fine dei lavori di costruzione (l’indicazione di temporaneità dell’edificio e i termini per la rimozione devono essere espressamente contenuti nel pertinente titolo abilitativo alla costruzione);
  • edifici pubblici messi a disposizione di corpi armati se gli adempimenti risultano incompatibili con la loro natura e destinazione d’uso.

Al momento risultano esclusi dall’obbligo anche uffici, ospedali ed edifici commerciali, tuttavia a decorrere dal 1° gennaio 2024, gli obblighi verranno rideterminati con cadenza quinquennale ed è probabile che venga valutata l’estensione degli stessi agli edifici sottoposti a una ristrutturazione importante di primo livello, nonché alle categorie di edifici appartenenti a tali categorie con superficie utile superiore a 10.000 metri quadri, anche se non sottoposti a ristrutturazione.

Regole sui pannelli solari o fotovoltaici

L’allegato III del D.Lgs.199/2021 detta anche regole sui pannelli solari termici o fotovoltaici che nel caso in cui siano disposti su tetti a falda, devono essere aderenti o integrati nei tetti medesimi, con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda.

Nel caso di tetti piani, la quota massima, riferita all’asse mediano dei moduli o dei collettori, deve risultare non superiore all’altezza minima della balaustra perimetrale. Qualora non sia presente una balaustra perimetrale, l’altezza massima dei moduli o dei collettori rispetto al piano non deve superare i 30 cm.

Gli impianti fotovoltaici installati a terra non concorrono al rispetto dell’obbligo.

La trasformazione di un edificio a destinazione “rurale” in una unità con destinazione residenziale

Per fabbricati rurali si intendono quegli edifici posti al servizio di terreni agricoli, o in quanto strumentali all’attività agricola medesima, o utilizzati quale abitazione dal coltivatore (sia esso il proprietario o affittuario, che rivestano la qualifica di imprenditore agricolo, o pensionato per attività svolta in agricoltura).

L’art. 9 del Decreto Legge 30.12.1993 n. 557 (convertito con modificazioni dalla Legge 26.02.1994 n. 133), istitutivo del Catasto Fabbricati, fornisce numerose disposizioni per individuare gli edifici cui può essere attribuita la caratteristica di ruralità.

Tra i fabbricati rurali come detto sono compresi sia immobili ad uso strumentale che ad uso abitativo; sono però esclusi da questi ultimi le unità immobiliari classificate catastalmente come A/1 e A/8, che non possono in alcun caso essere riconosciuti come rurali per espressa previsione normativa dell’art. 9 comma 3 lett. e) del già citato DL n. 557/93.

La trasformazione di un edificio a destinazione “rurale” in una unità con destinazione residenziale richiede il permesso di costruire.

Qualora il fabbricato, ex rurale, sia già stato destinato ad uso abitativo, al fine di procedere con la compravendita sarà necessario verificare la conformità tra assentito e realizzato. Nel caso di fabbricati rurali, autorizzati in data antecedente al 01/09/1967, per poter usufruire dell’immobile come abitazione sarà necessario procedere ad un cambio di destinazione d’uso.

Ad oggi, la normativa nazionale, afferma che l’uso rurale è completamente diverso da quello residenziale, pertanto, il passaggio di destinazione d’uso, sempreché sia consentito dallo strumento urbanistico locale, comporta la corresponsione di oneri più o meno importanti in funzione dell’incremento di carico urbanistico conseguente alla variazione

Per i vecchi fabbricati ubicati nel territorio rurale, da sempre ad uso abitativo, mai legati ad alcuna azienda agricola o coltivatore diretto, per i quali l’Agenzia del Territorio ha richiesto il passaggio dal catasto terreni al catasto urbano, si rende necessario presentare pratica edilizia per cambio di destinazione d’uso da abitazione rurale a civile abitazione con il pagamento degli oneri di urbanizzazione e il contributo sul costo di costruzione.

Per rendere abitabile un edificio in campagna occorre adeguarne spazi e impianti, affinché siano rispettate le norme igienico sanitarie in fatto di superfici minime delle stanze, rapporti aereo illuminanti e salubrità degli ambienti. Si opererà anche la deruralizzazione urbanistica dell’immobile attraverso il pagamento dei contributi dovuti al Comune.

La ristrutturazione è eseguibile con CILA se si tratta di un restauro leggero e con SCIA nel caso di restauro pesante che comporta interventi strutturali. Al termine dei lavori occorrerà presentare nuova Segnalazione Certificata di Agibilità.

Il cambio di destinazione d’uso, anche se attuato con lavori di modesta entità o senza opere, si configura come una ristrutturazione edilizia soggetta a Permesso di Costruire,in quanto, alla fine dell’intervento, l’organismo edilizio è diverso dal precedente

Conformità urbanistica ed edilizia di un immobile

Regolarità urbanistica

Ogni immobile, per essere realizzato, deve essere autorizzato da un procedimento dell’amministrazione comunale chiamato titolo abilitativo. La normativa di riferimento è il TUE (Testo Unico delEdilizia DPR 380/01).

La corrispondenza tra il progetto depositato al comune da un tecnico abilitato e lo stato di fatto dimostra la regolarità urbanistica (detta anche regolarità edilizia).

I titolo abilitativi con cui può essere autorizzato un edificio sono variati negli anni:

  • Licenza Edilizia: dal 1942 con la Legge 1150
  • Concessione Edilizia Onerosa: dal 1977 con la Legge 10
  • Permesso di Costruire: dal 2003 con il TUE DPR 380/01

I condoni edilizi concorrono a rendere un immobile regolare dal punto di vista urbanistico-edilizio quando viene rilasciato dal comune la Concessione in Sanatoria. I condoni sono stati tre: nel 1985, nel 1994, nel 2003.

Per immobili precedenti al 1942 si considera come legittimità urbanistica la planimetria catastale d’impianto del 1939-1940

Come si verifica la conformità

Per verificare se un immobile (appartamento, villa, negozio o qualsiasi altro manufatto) è dotato della conformità urbanistica bisogna confrontare lo stato di fatto con il progetto depositato negli archivi comunali.

L’edificio potrebbe essere stato modificato o realizzato in maniera difforme al progetto presentato al comune. In questo caso non è possibile rilasciare la conformità urbanistica.

Quando è necessaria?

  • Per una compravendita: è consigliabile verificare la regolarità prima dell’offerta di acquisto perchè se l’immobile ha dei vizi può essere venduto e l’acquirente ne diventerà responsabile.
  • In caso di interventi edili come per una ristrutturazione.
  • Per richiedere un mutuo.

Principali cause di non regolarità

Esistono diversi tipi di difformità che non permettono il rilascio della conformità:

  • Edificio abusivo: quando non esiste alcun titolo abilitativo. (l’immobile è stato realizzato senza nessun provvedimento amministrativo). In questo caso un nuovo condono edilizio o un Permesso di Costruire in Sanatoria possono sanare la situazione. L’immobile in alcuni casi si può comunque vendere ed il nuovo proprietario diventerà il responsabile dell’abuso.
  • Piccole modifiche interne: in questo caso è possibile sanare la situazione con una SCIA per lavori già eseguiti (se i lavori sono stati effettuati dopo il 26 maggio 2010).
    Esempio: spostamento di alcune stanze, demolizione di tramezzi, unione del soggiorno e della cucina.
  • Modifiche esterne e aumento di volumetria: è possibile sanare con una SCIA o Permesso di Costruire in Sanatoria
    Esempio: chiusura del balcone con una veranda, apertura di una finestra o porta, cambio di destinazione d’uso, fusione o frazionamento di unità immobiliari.

Nella pratica le difformità sono innumerevoli ed ogni fattispecie merita una valutazione ed una risoluzione specifica. Non tutte le difformità si possono sanare, quindi bisogna prestare la massima attenzione prima di un acquisto.

Differenza tra regolarità urbanistica e catastale

Spesso la regolarità catastale e quella edilizia vengono confuse.

Regolarità Catastale: è la corrispondenza tra lo stato di fatto ed i dati catastali. Il catasto (Agenzia del Territorio) è un ufficio statale che ha una funzione prettamente fiscale. Non è “probatorio” e non dimostra alcunchè rispetto alla regolarità edilizia dell’immobile. Paradossalmente possono esistere immobile abusivi ma accatastati.

Regolarità Urbanistica: è la corrispondenza tra lo stato di fatto ed il titolo abilitativo con cui il comune (ente competente in materia edilizia) ha autorizzato la realizzazione dell’immobile. Questa è la regolarità “più importante” che va verificata in sede di rogito o prima di interventi di “ristrutturazione”.

Ciò che permette di verificare la presenza o meno di un abuso edilizio non è mai il catasto ma solo il titolo abilitativo al comune.

Abusi gravi

In caso di abusi edilizi, oltre ad una denuncia penale, sarà necessario provvedere alla demolizione ed al ripristino dei luoghi ed in alcuni casi l’ente potrà acquisire di diritto gratuitamente al patrimonio del comune parte del bene.

I casi più frequenti di interventi non autorizzati che comportano un abuso sono un soppalco non autorizzato, l’apertura o lo spostamento di una finestra, la realizzazione di una veranda sul terrazzo, il frazionamento di più unità, la modifica di un balcone. Non sempre è possibile sanare ed a volte è necessario riportare lo stato di fatto come nell’ultimo progetto autorizzato dal comune.

Irregolarità meno gravi

Altri tipi di irregolarità, meno gravi, comportano solo della sanzioni amministrative e possono essere risolte con una SCIA in Sanatoria o una CILA. Solitamente sono dovute alla modifica della distribuzione interna: spostamento della cucina, demolizione e ricostruzione di tramezzi, fusione di stanze.

La regolarizzazione può essere semplice ma bisogna sempre verificare se gli interventi rispondono alle normative comunali (igienico sanitarie ed edilizie). Ad esempio se è stato demolita una parete per allargare il soggiorno bisogna verificare che la superficie del nuovo ambiente sia maggiore di 1/8 della superficie delle finestre. Questo è un tipico caso in cui anche per un piccolo intervento non è possibile regolarizzare e per avere la completa regolarità urbanistica bisogna ricostruire la parete.

Condono e sanatoria

Regolarizzare una difformità non è sempre possibile. In alcuni casi si può procedere con una SCIA in Sanatoria o Permesso di costruire in Sanatoria (art. 36 del TUE dpr 380/01).

La sanatoria è differente dal condono perchè nel primo casi i lavori si potevano realizzare ma non è stato dichiarato niente al comune, mentre si richiede un condono se i lavori non si potevano realizzare perchè contrari alle normative edilizie.

Attualmente non è possibile richiedere un condono edilizio, che a differenza della Sanatoria (Art. 36) è un provvedimento eccezionale, gli ultimi sono stati nel 1985, 1994, 2003.

Legittimità della preesistenza

Un altra formula con cui viene definita la regolarità urbanistica è “leggittimità della preesistenza“. Per preesistenza si intende lo stato di fatto in cui si trova l’immobile, per legittimità si intende la rispondenza del progetto alle normative edilizie al momento della realizzazione.

Le procedura da seguire per frazionare un immobile

Questi sono i passaggi principali dal punto di vista amministrativo e civilistico:

  1. Verifica della documentazione esistente.
    Controllo della legittimità della preesistenza al comune (conformità urbanistica-edilizia) ed al catasto (conformità catastale). Da questi elaborati parte qualsiasi richiesta di autorizzazione per modifiche dell’unità immobiliare.
  2. CILA o SCIA. Pratiche edilizie da presentare al Comune.
    Sono le pratiche edilizie con cui il frazionamento viene autorizzato dal punto di vista amministrativo ed urbanistico al Comune. In alcuni casi bisogna individuare o “monetizzare” la realizzazione di parcheggi pertinenziali secondo quanto previsto dalla “Legge Tognoli”
  3. Presentazione dell’aggiornamento catastale al Catasto.
    Soppressione del subalterno vecchio e la costituzione di due (o più) nuove unità immobiliari. Nelle note va richiamato il titolo abilitativo con cui si sono realizzati i lavori in modo da dimostrare la conformità urbanistica.
  4. Richiesta di autorizzazione al condominio.
    Necessaria per interventi che comportano la modifica delle parti comuni
  5. Nuovi allacci gas ed elettricità.
    Il frazionamento comporta la richiesta di nuovi allacci per elettricità o gas
  6. Trasferimento della proprietà.
    Il passaggio da un notaio è dovuto solo in caso di vendita dell’unità immobiliare.

Frazionamento catastale e urbanistico

Il frazionamento di un immobile, però, può essere inteso in due modi diversi. Frazionamento catastale e frazionamento urbanistico sono infatti le due facce della stessa medaglia, in modo analogo a quanto fanno conformità urbanistica e catastale.

  • Il frazionamento catastale ha lo scopo di registrare correttamente la suddivisione di un’unità immobiliare, fornendo un nuovo subalterno a ciascuna nuova unità.
  • Il frazionamento urbanistico invece si riferisce all’insieme di interventi edilizi (effettivi e permanenti) che hanno portato alla suddivisione dell’unità, aggiornando al contempo la piantina originale

Frazionamento immobile senza opere

  • Un’altra possibilità per la costituzione di un frazionamento immobiliare è quello di un frazionamento senza opere. Questo speciale tipo di frazionamento è, sostanzialmente, privo di opere strutturali importanti come solai o altre opere che necessitano di autorizzazione SCIA.
  • In un frazionamento immobiliare senza opere, infatti, sono effettuate solo opere di frazionamento semplici, per cui può andare bene anche la sola autorizzazione CILA. Questo tipo di interventi è consigliato a chi necessita della sola frazione, o a chi non desidera modificare l’aspetto (ovviamente in maniera decisa e aggressiva) della nuova frazione.
  • Tutto ciò che si viene a verificare, dunque, è la frazione dell’immobile.

FRAZIONAMENTO URBANISTICO

Il frazionamento urbanistico può essere definito come la legittimazione di tutti quegli interventi necessari alla divisione di un immobile e alla comunicazione dell’aumento del carico urbanistico al Comune di competenza.
Questo tipo di intervento ricade all’interno dell’Edilizia Libera (asseverata) ed è quindi necessario avvalersi di un professionista quale architetto, ingegnere o geometra.

L’iter procedurale è normato dal nostro ordinamento e prevede i seguenti passaggi:

  1. Comunicazione al Comune di competenza tramite il titolo abilitativo che meglio si “veste” all’intervento edilizio da realizzare.
  2. Lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria. Ottenuto il titolo abilitativo si procede all’esecuzione fisica delle opere.
  3. Frazionamento catastale comunicando la variazione catastale all’Agenzia delle Entrate.
  4. Comunicazione di fine lavori da trasmettere al Comune e dotare gli immobili di nuova agibilità/abitabilità.

In questo caso si sta parlando di una delle casistiche più frequenti e quindi non dev’essere presa come un ipse dixit.

FRAZIONAMENTO CATASTALE

Il frazionamento catastale non è altro che la comunicazione all’Agenzia delle Entrate della variazione catastale. La procedura viene effettuata inviando il DOCFA tramite il portale SISTer.

Trattandosi di divisione è necessario sopprimere l’attuale subalterno e costituire i nuovi utilizzando i primi disponibili dall’elenco subalterni. Se presente, è necessario modificare anche l’elaborato planimetrico.

Non dimenticate di verificare le disposizioni della circolare n.2/E del 01 Febbraio 2016 e successive note dell’Agenzia delle Entrate che prevede lo scorporo dei magazzini, cantine o soffitte.

AQE: Attestato Qualificazione Energetica – Obbligatorio con la comunicazione di Fine Lavori

Il documento individuato dal art. 8 comma 2 DLgs 192/2005 deve essere firmato dal direttore dei lavori e presentato in sede di “Fine Lavori” all’ufficio tecnico del Comune. L’ AQE descrive le caratteristiche dell’edificio dal punto di vista energetico, vengono descritte le caratteristiche dell’involucro, degli impianti, i dati geometrici.

Differenza tra AQE e APE

L’attestato di prestazione Energetica rispetto all attestato di QualificazioneEnergetica si differenzia per i seguenti aspetti:

  • l’ AQE può essere redatto da un tecnico che è stato coinvolto nelle altre fasi di intervento
  • l’ AQE va consegnato al comune per la “fine lavori” mentre l’APE al proprietario che poi provvederà a richiedere il certificato di agibilità.
  • l’AQE propone la classe energetica mentre l’APE la dichiara.
  • Fino al GiuGno 2010, per le compravendita l’AQE sostituiva l’APE. Attualmente in caso di rogito o affitto è indispensabile l’APE

Quindi:

L’ Attestato di Qualificazione Energetica è un documento che sintetizza le caratteristiche energetiche dell’ edificio. Contiene la classe di appartenenza dell’edificio e i fabbisogni di energia primaria.

L’AQE si differenza dall’APE per tre aspetti fondamentali:

  1. L’AQE può essere redatto anche da un tecnico abilitato che è stato coinvolto nei lavori dell’ edificio da valutare, mentre nel caso dell’APE il certificatore energetico è un soggetto estraneo alle altre fasi del processo di progetto e realizzazione in quanto ha un ruolo di “collaudatore”.
  2. L’AQE non prevede l’assegnazione di una classa energetica ma solo “una proposta”
  3. L’AQE va consegnato al comune mentre l’APE alla Regione

Adempimenti del Direttore dei Lavori nella fase di “fine lavori”

L’AQE viene firmato dal direttore dei lavori in modo da asseverare come sono state realizzate le componenti che interessano gli aspetti energetici dell’edificio. E’ importante ci sia quindi coerenza tra i dati presenti nell’AQE e quello che è stato definito in fase di progetto nella relazione energetica (chiamata anche ex “legge 10”)

L’AQE va consegnato al comune (e non alla Regione come nel caso dell’APE) contestualmente ai documenti della fine lavori. Il direttore dei lavori che omette la presentazione dell’AQE può incorrere in sanzioni tra 1000 euro e 6000 euro. Inoltre la dichiarazione di fine lavori è inefficace se la stessa non è accompagnata dall’AQE asseverato.

Quando è obbligatorio redigere l’AQE?

I casi in cui vige l’obbligo di redigere l’AQE sono definiti nell’articolo 3, comma 2 del D. Lgs 192/2005:

  • edifici di nuova costruzione
  • nuovi impianti installati in edifici esistenti
  • ristrutturazione integrale degli elementi edilizi costituenti l’involucro di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1.000 metri quadrati
  • demolizione e ricostruzione in manutenzione straordinaria di edifici esistenti di superficie utile superiore a 1.000 metri quadrati
  • una applicazione integrale, ma limitata al solo ampliamento dell’edificio nel caso che lo stesso ampliamento risulti volumetricamente superiore al 20 per cento dell’intero edificio esistente
  • sostituzione di generatori di calore

Nelle tipiche “ristrutturazioni di appartamenti” (Manutenzione Straordinaria comunicata con CILA) quindi sembrerebbe (utilizzo il condizionale perchè la norma non è per niente chiara) esserci l’obbligo di AQE solo nel caso di sostituzione degli impianti. Meno chiaro è l’obbligo in caso di sostituzione degli infissi.

In caso di fusioni e frazionamenti non c’è obbligo di AQE

Ulteriori informazioni

  • Fino al 2009 L’ AQE sostuituiva L’ APE per quelle regioni che ancora non avevano provveduto ad emanare decreti attuativi del D.M. 26/6/09.
  • L’AQE si calcola con la procedura di “calcolo di progetto o calcolo standardizzato” che si basa sui dati in ingresso derivati dalla relazione energetica (Ex Legge 10)
  • L’AQE si realizza con i software che si usano per redigere anche la certificazione energetica APE

Per la realizzazione dei muri di cinta serve il Pdc o la SCIA?

La scelta del titolo abilitativo avviene per dimensioni, caratteristiche e materiali, controllare anche la normativa regionale Carlo Pagliai Autore La chiusura del proprio fondo e lotto di proprietà è considerato un diritto assoluto che il proprietario può effettuare in qualsiasi momento e in qualsiasi modo, perfino senza permessi edilizi di alcun genere. In verità da decenni occorre fare la distinzione tra esercizio dello ius aedificandi e dello ius excludendi alios, e va riscontrata caso per caso in base alle caratteristiche del manufatto.
Questo principio è assai consolidato in giurisprudenza amministrativa e ci viene nuovamente ricordato dalla sentenza n. 1609/2022 del Consiglio di Stato, che vedremo di seguito.
La realizzazione di muri di cinta e recinzioni può avvenire con diverse caratteristiche costruttive, materiche, strutturali e ovviamente estetiche; di conseguenza esistono moltissime modalità di costruzione, in certi casi comportanti o meno impatto visivo e architettonico. Facciamo un paio di esempi contrapposti:
– a basso impatto, o prive di rilevanza edilizia: le recinzioni realizzate in rete con sostegni semplicemente infissi al suolo senza opere murarie, o le staccionate in legno semplicemente infisse al suolo, ecc;
– ad alto impatto o rilevante: muretti con fondazione e soprastante rete inferriata, oppure muro a tutta altezza, ecc.

Quando la recinzione costituisce trasformazione urbanistica edilizia del territorio
Il Testo Unico Edilizia DPR 380/01 non individua espressamente le recinzioni e muri di cinta tra le categorie di intervento, mentre prima della sua entrata in vigore furono inserite tra le opere sottoposte a Denuncia Inizio Attività (DIA) con L. 662/1996. Purtroppo l’attuale assenza di una chiara disciplina per realizzare o modificare le recinzioni (e muri di cinta) non aiuta il cittadino, tecnici e pubblica amministrazione a scegliere il relativo titolo edilizio. Questo vuoto è stato in parte colmato da quelle regioni che si sono dotate di una legge sul governo del territorio, con la quale hanno individuato le opere comportanti trasformazioni urbanistiche ed edilizie del territorio, quelle di minore rilevanza e perfino in edilizia libera. Tralasciando le regioni che hanno regolamentato ciò, analizziamo i principi e regole generali.
PARTIAMO DAL PRINCIPIO GENERALE: LA RILEVANZA DELL’OPERA
Per prima cosa riporto il principio generale consolidato in Consiglio di Stato:
“in materia urbanistica, non è necessario un idoneo titolo edilizio per la realizzazione di una recinzione nel caso in cui sia posta in essere una trasformazione dalla quale, per l’utilizzo di materiale di scarso impatto visivo e per le dimensioni ridotte dell’intervento, non derivi un’apprezzabile alterazione ambientale, estetica e funzionale, pertanto la distinzione tra esercizio dello ius aedificandi e dello ius excludendi alios va riscontrata nella verifica concreta delle caratteristiche del manufatto (Cons. di Stato n. 1609/2022, n. 8178/2019)”.
In esso si può ricavare un criterio generale passante sopratutto per l’entità e caratteristiche; trovo utile completare il ragionamento riportando un altro principio consolidato in giurisprudenza amministrativa:
“si deve, infatti, considerare che le recinzioni non comportanti, per caratteristiche costruttive (realizzate senza opere murarie, con rete metallica sorretta da paletti di ferro o di legno, prive di muretti di sostegno) un’apprezzabile trasformazione territoriale non richiedono alcun titolo edilizio, in quanto entro tali limiti il manufatto rientra tra le manifestazioni del diritto di proprietà rappresentando una manifestazione non dello ius aedificandi, ma del diritto di chiudere il fondo sancito dall’art. 841 c.c. (fra le altre, cfr. Cons. Stato, sez. IV, 14 giugno 2018, n. 3661; sez. V, 9 aprile 2013, n. 1922); anche secondo altra (e più restrittiva) tesi giurisprudenziale, la realizzazione di una recinzione a protezione della proprietà, quando abbia dimensioni limitate, non è comunque considerata soggetta a permesso di costruire, non comportando una “trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio”, ai sensi dell’art. 10 del D.P.R. 380 del 2001, rientrando quindi (secondo questa tesi) nella nozione residuale degli interventi subordinati a denuncia di inizio attività (art. 22, ora segnalazione certificata di inizio di attività) (Cons. di Stato n. 8433/2021, n. 1997/2020).“
In base a questi principi e normative vigente, passiamo di seguito a chiarire la scelta dei vari titoli abilitativi.
Per prima cosa occorre valutare se l’opera costituisce trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio, intesa come opera di una certa rilevanza e destinata a permanere nel tempo.
In caso positivo configura un’opera richiedente il permesso di costruire in base all’art. 10 c.1 lettera c) del DPR 380/01, in quanto rientrante in regime di nuova costruzione (categoria di intervento ex art. 3 comma 1 lettera e) del DPR 380/01). Per esempio ciò si applicherà per muri di cinta con altezza notevole, a maggior ragione se siano anche muri di contenimento o contro terra.
Purtroppo questo criterio rimane appunto un principio generale, da valutare sempre caso per caso in base alle caratteristiche: dimensionali materiche impattivo visivo e ambientale Pertanto in caso di dubbio è necessario confrontarsi con la Pubblica Amministrazione competente, possibilmente con la procedura prevista dall’art. 1 comma 3 del D.Lgs. 222/2016, al fine di ottenere espressa indicazione del corretto titolo abilitativo.

Devo tinteggiare esternamente la mia casa. Quali documenti devo presentare al comune?

Si tratta di intervento di edilizia libera. E’ necessario presentare una comunicazione di manutenzione ordinaria all’Ufficio tecnico comunale, indicando il colore che si intende utilizzare e se l’intervento debab essere eseguito in economia diretta o da un ‘impresa esterna.

Nell’eventualità chedebbano essere installate impalcature sul suolo pubbloco, sarà necessario rivolgersi all’ufficio vigilanza per pagare la tassa di occupazione suolo pubblico.

TASSE E TRIBUTI

Qual è l’importo dell’IMU e della TASI al di sotto della quale non è dovuto il pagamento al Comune?

Si tratta della somma complessivamente dovuta per tributo per l’intero anno da parte di ciascun contribuente, in riferimento a tutti gli immobili da questi posseduti.
Il pagamento è quindi dovuto se l’imposta per ciascun tributo (IMU o TASI) così calcolato è pari o superiore a € 12,00.

ANAGRAFE

Come si richiede il numero civico?

Secondo la normativa dettata in materia di anagrafe, le porte e gli accessi ai fabbricati devono essere provvisti di appositi numeri. Pertanto, quando si costruisce un nuovo edificio o si ristruttura uno esistente, con conseguente modifica dell’ingresso, prima che il fabbricato venga occupato, l’interessato deve farsi assegnare il numero civico oppure deve domandare la verifica della numerazione civica già assegnata. Come si richiede il numero civico? Il proprietario dell’immobile o, più in generale, chiunque ne abbia titolo come l’affittuario, l’amministratore dello stabile o un suo delegato, deve depositare un’apposita domanda in Comune. L’istanza può essere presentata personalmente, in genere all’ufficio protocollo, oppure può essere inoltrata online al Comune. Sarà, poi, l’ufficio di toponomastica ad occuparsi dell’assegnazione del numero civico nonché della revisione della numerazione, qualora ve ne sia la necessità.

Scarica il Modulo per l’attribuzione del numero civico

 

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